Dicono di noi
Riportiamo un'estratto di un'inchesta realizzata dal settimanale Panorama del 7 dicembre 2006.
Un'oasi protetta per l'Alzheimer.
Sono tutti attorno al grande tavolo. C'è chi disegna, qualche mano incerta ritaglia figure dai giornali per il decoupage.
Altri godono, seppure immobili e silenziosi, della compagnia. All'improvviso una voce sottile attacca con una canzoncina in inglese, sembra una filastrocca. Ma non siamo in un asilo, a intonarla è un casco di capelli bianchi, Maria, classe 1925,
da sei mesi alla "Non ti scordar di me", la residenza Alzheimer a Castelgiorgio, vicino a Orvieto. Molti sono arrivati
imbottiti di farmaci, irrequieti, dispettosi e indispettiti dalla presenza di estranei. Ma in poche settimane hanno
ritrovato l'equilibrio e per la maggior parte di loro le pasticche sono addirittura sparite. Merito dell'assistenza curata
fin nei minimi dettagli. "Ogni gesto può evocare qualcosa nel malato di Alzheimer e innescare una crisi comportamentale"
spiega Lucilla Parnetti, del dipartimento di neuroscienze dell'Università di Perugia e Direttrice Sanitaria della
Residenza.
"Ma basta modificare l'ambiente affinché il paziente non lo senta nemico. Tutto il personale, anche chi pulisce per terra,
deve saper comunicare in modo adeguato. E dimostrare affetto".
Non è semplice, ma si può imparare: Vera Benella, l'imprenditrice che con i due figli gestisce la residenza, e tutti i suoi dipendenti hanno frequentato un corso prima dell'inaugurazione e continuano ad aggiornarsi.Ora qui c'è il tutto esaurito:
18 ospiti (NdR oggi sono 48 i posti a disposizione). E in lista di attesa ce ne sono 26, con richieste che arrivano da
regioni del Nord, nonostante una retta che per chi viene da altre ASL raddoppia e tocca i 2.500 euro mensili.
"Ho visto posti scandalosi". La voce di Giustina Noviello avvocato dello Stato, è piena di emozione quando racconta quello
che ha passato prima di riuscire a far ricoverare in Umbria suo padre, l'Ex Preside della Facoltà di Agraria all'Università Federico II di Napoli: " quando
l'Alzeheimer lo ha colpito, abbiamo provato ad assisterlo prima in casa sua, poi da me, a Roma.
Ma io ho un figlio piccolo era nello stesso tempo difficile per noi e negativo per papà. Pur nel dolore di lasciarlo solo
altrove, ho capito che dovevo cercare una struttura adeguata. Ho chiesto a chiunque, ad amici del Ministero della Salute,
all'Associazione Alzeheimer della mia regione. Ho girato tutta Roma e il Lazio. Ho visto posti allucinanti: odore di pipì,
infermieri carcerieri, anziani abbandonati, dimenticati nei letti o sulle sedie a rotelle. E' un segno di inciviltà mancare di rispetto a chi non può più tutelarsi da solo".

